{"id":3348,"date":"2016-11-22T10:50:01","date_gmt":"2016-11-22T10:50:01","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.cmsantagostino.it\/?p=3348"},"modified":"2025-10-06T14:15:59","modified_gmt":"2025-10-06T14:15:59","slug":"malattia-mentale-semerari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.santagostino.it\/magazine-psiche\/malattia-mentale-semerari\/","title":{"rendered":"Possiamo capire la malattia mentale? Intervista ad Antonio Semerari"},"content":{"rendered":"<p><em><span style=\"font-weight: 400;\">Spesso chi soffre di una malattia mentale ci appare diverso e incomprensibile. Eppure la sua condizione non \u00e8 cos\u00ec lontana dalla nostra. Secondo Antonio Semerari, autore de &#8220;Il delirio di Ivan&#8221; il segreto per capire la natura umana \u00e8 essere empatici e insieme curiosi, seguendo l&#8217;esempio di Fedor Dostoevskij.\u00a0<\/span><\/em><\/p>\n<p><a class=\"content-cta\" href=\"https:\/\/www.santagostino.it\/it\/psico\/percorso-psicoterapia-adulti?utm_source=Psiche&amp;utm_medium=direct&amp;utm_campaign=CTA_capire_malattia_mentale\">Prenota una seduta<\/a><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Chi \u00e8 afflitto da una <strong>malattia mentale<\/strong> e si trova in una condizione di sofferenza psichica, spesso si chiede: \u201cPerch\u00e9 gli altri non capiscono quello che provo?\u201d. Allo stesso modo i suoi familiari, o le persone che si confrontano con lui ogni giorno, si domandano \u201cma perch\u00e9 fa cos\u00ec?\u201d. Sono domande spesso accompagnate da disperazione e paura, poich\u00e9 si temono risposte assolute e <\/span><strong><a href=\"https:\/\/www.santagostino.it\/magazine-psiche\/2016\/11\/17\/stigma-malattia-mentale\/\">stigmatizzanti<\/a><\/strong><span style=\"font-weight: 400;\">. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Oggi che conosciamo il funzionamento neurobiologico dell\u2019<strong>empatia<\/strong>, sappiamo che possiamo capire gli altri \u201csimulando\u201d il loro stato d\u2019animo grazie ai <strong>neuroni specchio<\/strong>. Ma la domanda \u00e8: siamo in grado di capire anche chi vive uno stato d\u2019animo molto diverso dal nostro, come chi \u00e8 afflitto da malattia mentale? E come possiamo capirlo se non ci siamo mai sentiti cos\u00ec?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">A orientarci nella risposta sono numerosi <strong>esempi letterari<\/strong>: <\/span>non sono pochi gli scrittori che hanno saputo descrivere benissimo la sofferenza mentale e i disagi emotivi dei protagonisti dei loro romanzi<span style=\"font-weight: 400;\">. Ci sono inoltre molti bravi clinici, psichiatri e psicologi, che sviluppano una sensibilit\u00e0 particolare nel venire in contatto con i loro pazienti, pur non avendo provato le loro condizioni di disagio, talora estreme (anche se, va detto, ci sono svariati casi di specialisti che sono diventati ottimi terapeuti proprio perch\u00e9 hanno vissuto sulla propria pelle quelle condizioni che curano cos\u00ec bene).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Per chiarire la\u00a0questione abbiamo intervistato <\/span><strong><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Antonio_Semerari\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Antonio Semerari<\/a><\/strong><span style=\"font-weight: 400;\">, psichiatra e psicoterapeuta cognitivista nonch\u00e9 scrittore appassionato ed esperto in letteratura russa, che nel saggio <\/span><strong><a href=\"http:\/\/www.lafeltrinelli.it\/libri\/antonio-semerari\/delirio-ivan\/9788858111758\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Il Delirio di Ivan<\/a><\/strong><span style=\"font-weight: 400;\"> esamina la capacit\u00e0 di <\/span><strong>Dostoevskij<\/strong><span style=\"font-weight: 400;\"> di costruire alcuni suoi protagonisti (come appunto l\u2019Ivan de <\/span><strong><i>I fratelli Karamazov<\/i><\/strong><span style=\"font-weight: 400;\">) raccontandone con grande acume gli aspetti psicopatologici. Il saggio di Semerari \u00e8 un autentico viaggio nel \u201cdietro le quinte\u201d del romanzo, nel tentativo di ricostruire gli stati mentali che spiegano i comportamenti dei vari personaggi, riunendo i pezzi di un puzzle complesso fatto di storie di vita, esperienze personali, fattori ambientali, predisposizioni costituzionali, che sono poi i frammenti che compongono il puzzle complesso di ciascuno di noi.<\/span><\/p>\n<h3><b>Che cosa si pu\u00f2 dire a chi, avendo un parente che soffre di un disturbo mentale, si chiede: \u201cpotr\u00f2 mai capire davvero che cosa prova?\u201d<\/b><\/h3>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">&#8220;Di sicuro Dostoevskij non ha studiato <strong>psicopatologia<\/strong>, quindi<\/span> il segreto per capire anche chi percepiamo molto diverso da noi non \u00e8 lo studio<b> <\/b>e la conoscenza dei processi mentali: \u00e8 molto pi\u00f9 importante avere una<b> disposizione all\u2019ascolto<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, ma deve trattarsi di un ascolto intelligente, mai giudicante. Dostoevskij era un grande osservatore e un grande ascoltatore, era curioso, e non giudicava nemmeno i risvolti pi\u00f9 negativi dell\u2019animo umano, non tanto perch\u00e9 li accettava o li assolveva, quanto perch\u00e9 era profondamente convinto della molteplicit\u00e0 della natura umana. Era mosso da un\u2019idea di fondo ben espressa dal commediografo latino <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Terenzio<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">: \u201c<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">nihl umano mea alienum puto<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">\u201c, ovvero \u201c<strong>Nulla che sia umano mi \u00e8 estraneo<\/strong>\u201d. In altre parole, secondo Dostoevskij \u00e8 possibile condividere ogni esperienza umana, perfino quella che appare la pi\u00f9 incomprensibile o addirittura la pi\u00f9 malvagia. In <\/span><strong><i>Delitto e Castigo<\/i><\/strong><span style=\"font-weight: 400;\">, per esempio, lo scrittore descrive i comportamenti pi\u00f9 turpi senza mai giudicare o prendere le distanze, ma piuttosto cercando nei suoi personaggi gli aspetti pi\u00f9 umani e per questo vicini a ciascuno di noi. Condividiamo ci\u00f2 che riconosciamo essere parte di noi, proprio perch\u00e9 insito nella natura umana.\u201d<\/span><\/p>\n<h3><b>Che cosa si pu\u00f2 fare, allora, per capire i comportamenti che ci appaiono incomprensibili? <\/b><\/h3>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u201cDi solito quello che non si capisce sono i comportamenti che sembrano assurdi anche alla persona stessa che li compie, oppure che percepiamo come controproducenti o dannosi: per esempio il tagliarsi, oppure mettere in atto compulsivamente la stessa azione, il cui senso ci sfugge. Ma se cerchiamo di capire qual \u00e8 lo stato mentale che precede questi comportamenti, non solo ne diviene chiaro il senso, ma anche lo scopo. Spesso, se interrogata e ascoltata con attenzione, la persona che vive questi stati mentali \u00e8 in grado di comunicarli e di riflettere sulle proprie azioni, anche quelle pi\u00f9 strane o impulsive. Questo vale anche per condizioni estreme come i deliri, costruzioni mentali che sembrano completamente al di fuori dalla realt\u00e0. <\/span>Lo psicologo americano <strong>George Kell<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/George_Kelly\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">y<\/a> <\/strong>diceva: \u201cquando non capisci una cosa chiedila\u201d<span style=\"font-weight: 400;\">; se non lo facciamo rimaniamo in balia di una dimensione emotiva che non capiamo, e che pu\u00f2 farci paura. Nella pratica significa indagare, anche con una certa insistenza, quali rappresentazioni mentali guidano una certa azione. Significa chiedere, anche di fronte alle azioni che ci sembrano pi\u00f9 assurde e incomprensibili, qual \u00e8 lo scopo. Come ben sa ogni psicoterapeuta, se l\u2019indagine \u00e8 fatta bene, la persona \u00e8 in grado di riferire che cosa guida il suo comportamento: nella sua mente c\u2019\u00e8 sempre la rappresentazione di un obiettivo\u201d.<\/span><\/p>\n<h3><b>Questo tipo di ascolto e di indagine ha a che fare con l\u2019empatia?<\/b><\/h3>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u201cNaturalmente. E infatti lo strumento base di indagine di uno psicoterapeuta \u00e8 l\u2019<strong>empatia<\/strong>, che va per\u00f2 guidata dal ragionamento. Oltre a \u201csentire l\u2019altro\u201d, \u00e8 importante chiedersi: che cosa proverei se mi mettessi nei suoi panni? Gli esseri umani sono stati creati per comprendersi tra loro, e in fondo la psicoterapia \u00e8 un uso professionalmente orientato di questa capacit\u00e0 innata, che viene utilizzata in modo \u201cscientifico\u201d. <\/span>Dal punto di vista neurobiologico, esistono infatti due forme di empatia: <strong>emotiva<\/strong> e <strong>cognitiva<\/strong><span style=\"font-weight: 400;\">. La prima \u00e8 un trasporto \u201cdi pancia\u201d, istintivo: leggiamo nello sguardo dell\u2019altro e nei suoi comportamenti qualcosa che ci permette di ricreare naturalmente dentro di noi il suo stato d\u2019animo e di capirlo senza sforzo. \u00c8 pi\u00f9 sviluppata in persone orientate all\u2019altro, all\u2019ascolto attivo (concetto elaborato dallo psicologo americano <\/span><strong>Thomas Gordon<\/strong><span style=\"font-weight: 400;\">), che sentono pi\u00f9 naturale cogliere la natura dell\u2019altro piuttosto che imporre il proprio stato d\u2019animo e il proprio modo di essere al gruppo di interlocutori. L\u2019empatia cognitiva \u00e8 invece la comprensione guidata dal ragionamento, quella che ci permette di osservare l\u2019altro dall\u2019esterno, di avvicinarci a lui con curiosit\u00e0, come si fa con un\u2019opera d\u2019arte, studiandone la storia, il rapporto con il mondo, le caratteristiche, fino a intuirne il mondo interiore. Questa \u00e8 quella a cui pi\u00f9 spesso ricorrono gli specialisti. Ma forse quelli davvero bravi riescono a mettere in campo soprattutto la prima: a praticare cio\u00e8 un autentico <strong>ascolto attivo<\/strong>, mettendo in gioco le loro pance e i loro sentimenti, grazie anche a un atteggiamento non giudicante, che permette di mettere da parte la paura e di orientarsi all\u2019altro con una spinta altruistica.\u201d<\/span><\/p>\n<h3><b>Esistono stati mentali alterati, qualitativamente diversi da quelli che si provano normalmente, che potrebbero essere imperscrutabili? Per esempio l\u2019alterazione che danno alcune sostanze stupefacenti, o il vissuto legato a una depressione grave?<\/b><\/h3>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">&#8220;Ancora una volta la letteratura ci viene in aiuto, attraverso lo scrittore peruviano <\/span><b>Carlos Castaneda<\/b><b>. <\/b><span style=\"font-weight: 400;\">Se qualcuno ci comunica un\u2019esperienza sotto l\u2019effetto di determinate sostanze, noi non lo capiamo, cio\u00e8 non siamo in grado di riprodurre autenticamente dentro di noi quella esperienza. Avremo invece una meta-rappresentazione delle sue sensazioni ed emozioni. \u00c8 quella che tecnicamente si definisce una \u2018rappresentazione di secondo ordine\u2019. Difficile potrebbe essere anche comprendere lo stato di riduzione delle facolt\u00e0 mentali, per esempio il vissuto dei malati di <a href=\"https:\/\/www.cmsantagostino.it\/santagostinopedia\/alzheimer\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Alzheimer<\/strong><\/a>. La dissociazione invece, per quanto inquietante, \u00e8 comprensibile&#8221;. <\/span><\/p>\n<h3><b>Che cosa si pu\u00f2 dire a chi tende a spaventarsi davanti a stati d\u2019animo che non comprende, che percepisce molto diversi e lontani dal proprio? <\/b><\/h3>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">&#8220;C\u2019\u00e8 ragione di spaventarsi e di non spaventarsi davanti a qualsiasi essere umano: gli uomini si fanno male fra di loro a prescindere dalla loro condizione di malattia o disagio. Non c\u2019\u00e8 nessuna differenza fra chi soffre un disagio mentale e chi non ne soffre. Ma pi\u00f9 in generale, non credo all\u2019esistenza di persone \u201cpsichicamente diverse\u201d: <\/span>siamo tutti contemporaneamente diversi e uguali, in quanto accomunati da potenzialit\u00e0 che sono simili<span style=\"font-weight: 400;\">. Quindi s\u00ec, ci possiamo spaventare davanti a esseri umani potenzialmente pericolosi, ma non perch\u00e9 sono \u2018psichicamente diversi'&#8221;.<\/span><\/p>\n<h3><b>Istintivamente ci spaventiamo davanti al diverso anche a causa del nostro bisogno di appartenenza, di sentirci cio\u00e8 parte di un gruppo sociale che capiamo e riconosciamo come nostro. Questo non vale solo per la diversit\u00e0 in campo psichico: la stessa paura e diffidenza la proviamo verso il diverso in senso fisico e culturale, basta pensare alle nuove ondate di <\/b><a href=\"https:\/\/blog.cmsantagostino.it\/razzismo-le-strategie-affrontarlo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><b>razzismo<\/b><\/a><b>\u2026 \u00a0<\/b><\/h3>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">&#8220;La paura e la diffidenza per il diverso sono sempre esistite e sempre esisteranno. Vale la pena di suggerire, a tutti coloro che vogliono o hanno la necessit\u00e0 di avvicinarsi emotivamente alla vita di chi soffre e viene considerato diverso, di farlo con autentica curiosit\u00e0, mettendo da parte la paura, e di non cercare di difendersi da ci\u00f2 che superficialmente sembra loro estraneo. <\/span>Con uno sforzo di <strong>ascolto<\/strong>, e attraverso una curiosit\u00e0 autentica, possiamo sentire gli altri sia con la pancia che con la mente<b>.<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> Niente di ci\u00f2 che umano ci \u00e8 estraneo.&#8221;<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come ha fatto Dostoevskij a descrivere la malattia mentale, senza averla mai provata o studiata? 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