{"id":2987,"date":"2016-06-13T11:17:09","date_gmt":"2016-06-13T09:17:09","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.cmsantagostino.it\/?p=2987"},"modified":"2025-10-06T13:32:42","modified_gmt":"2025-10-06T13:32:42","slug":"riordino-rapporto-oggetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.santagostino.it\/magazine-psiche\/riordino-rapporto-oggetti\/","title":{"rendered":"Riordino, come migliorare il nostro rapporto con gli oggetti"},"content":{"rendered":"<p><em>Riordino, una parola chiave che ha portato al successo editoriale Marie Kondo, scrittrice giapponese: il suo metodo si basa sull&#8217;idea che mettere in ordine porti grandi benefici mentali. Scopriamo perch\u00e9 e come il rapporto con le cose possa diventare una vera e propria patologia<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/konmari.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Marie Kondo <\/a>ha raggiunto un enorme successo con &#8220;Il potere del riordino&#8221; e con &#8220;96 lezioni di felicit\u00e0&#8221;, libri in cui svela un metodo per fare un riodino\u00a0una volta per tutte e non ritrovarsi mai punto e a capo. Marie sostiene che <strong>facendo ordine in casa sia possibile cambiare drasticamente la propria forma mentis, il proprio modo di vivere e la propria esistenza<\/strong>.<br \/>\n\u00c8\u00a0esagerato? Vediamolo insieme in un piccolo viaggio!<\/p>\n<p><a class=\"content-cta\" href=\"https:\/\/www.santagostino.it\/it\/psico\/percorso-psicoterapia-adulti?utm_source=Psiche&amp;utm_medium=direct&amp;utm_campaign=CTA_Psiche_riordino\">Prenota una seduta<\/a><\/p>\n<h3><strong>Il nostro rapporto con le cose<\/strong><\/h3>\n<p>Marie tocca un argomento di enorme interesse, cio\u00e8 il nostro rapporto con le cose. In che modo le cose definiscono ci\u00f2 che siamo? Lambruschi (2004) definisce l&#8217;identit\u00e0 come il riconoscersi portatori di attributi specifici e personali che ci differenziano da altri, facendoci sperimentare unicit\u00e0, coerenza e continuit\u00e0.<br \/>\nChe relazione c&#8217;\u00e8 dunque tra le cose che ci appartengono e l&#8217;identit\u00e0?<br \/>\nLe cose, come oggetti di bisogno, servono a soddisfare necessit\u00e0 personali. Marie sostiene che diversi elementi contribuiscano al senso di valore che ha per noi un oggetto: la funzione che svolge, le informazioni che contiene, i sentimenti che evoca e la sua unicit\u00e0.<br \/>\nGli<em> oggetti<\/em> possono diventare depositari del senso di continuit\u00e0 tra passato, presente e futuro, contenitori di ricordi, testimoni della moltitudine di frammenti di esperienze che attraversiamo nell&#8217;ambiente mutevole in cui viviamo. Essi costruiscono nel tempo un luogo simbolico da abitare, sono garanti della continuit\u00e0 e ci accompagnano simbolicamente durante momenti di transizione contribuendo, in questo senso, a creare un s\u00e9 autobiografico nella sua unicit\u00e0, coerenza e continuit\u00e0.<\/p>\n<h3><strong>Dieci consigli tratti dal metodo Konmari<\/strong><\/h3>\n<p>1. il riordino\u00a0\u00e8 un evento speciale: mettete a posto tutto in una sola volta, iniziando e finendo entro 6 mesi<br \/>\n2. prima di iniziare il riordino, proiettatevi verso lo stile di vita a cui aspirate<br \/>\n3. ordinate categoria per categoria (vestiti, libri), non stanza per stanza<br \/>\n4. mentre ordinate una categoria, tirate fuori e tenete a vista tutto quello che le appartiene<br \/>\n5. cominciate da ci\u00f2 che \u00e8 meno capace di attivare ricordi: tenete le foto per ultime!<br \/>\n6. non selezionate cosa buttare, ma cosa conservare<br \/>\n7. prendete in mano tutti gli oggetti, ad uno ad uno<br \/>\n8. riflettete, nell&#8217;attimo in cui toccate l&#8217;oggetto, se vi fa battere il cuore oppure no: conservate solo ci\u00f2 che vi emoziona<br \/>\n9. non iniziate a pensare a come organizzare gli spazi se prima non avete finito di buttare<br \/>\n10. buttate tutto ci\u00f2 che non avete selezionato, non spostate l&#8217;accumulo in altre case<\/p>\n<h3><strong>Il disturbo da accumulo (DA)<\/strong><\/h3>\n<p>Il rapporto con le cose pu\u00f2 diventare una vera e propria patologia,<strong> un disturbo cronico che riguarda il 2-5% della popolazione.<\/strong><br \/>\nFacciamo riferimento a un comportamento impulsivo (o compulsivo) di <strong>acquisto o accaparramento di oggetti<\/strong>, una persistente difficolt\u00e0 &#8211; un intenso disagio &#8211; nel gettarli, a prescindere dal loro valore economico, che finisce a produrre un accumulo di oggetti che congestiona e ingombra spazi vitali e ne compromette l&#8217;uso previsto. Il disturbo causa un disagio clinicamente significativo e una compromissione del funzionamento in ambito sociale e lavorativo, con alcune conseguenze drammatiche, quali gravi tensioni famigliari, isolamento sociale, rischi per la propria salute per lesioni o infezioni per la scarsa igiene dei locali.<br \/>\nIl DA ha un esordio precoce ma una progressione lenta: se gi\u00e0 dai 10 anni possono manifestarsi comportamenti di accumulo, \u00e8 raro che essi diventino rigidamente disfunzionali prima dei quaranta\/cinquant\u2019anni.<\/p>\n<h3><strong>\u00c8\u00a0un disturbo che si pu\u00f2 curare?<\/strong><\/h3>\n<p>Il trattamento del DA, per molto tempo, ha risentito del fatto che venisse visto come variante del disturbo ossessivo-compulsivo e come tale trattato.<br \/>\nIl Disturbo da Accumulo \u00e8 stato riconosciuto come diagnosi autonoma nel 2013 nel DSM-V: la scarsa specificit\u00e0 del trattamento ha contribuito alla nomea di disturbo &#8220;difficile&#8221; da trattare. La ricerca oggi ha messo in luce molte differenze tra i due disturbi, ed oggi \u00e8 possibile pianificare<strong> un trattamento specifico per il DA.<\/strong><br \/>\n\u00c8\u00a0centrale riuscire a condurre una diagnosi corretta, distinguendo il DA da tutte quelle condizioni cliniche in cui pu\u00f2 esservi una sintomatologia di accumulo, ma spinta da meccanismi diversi.<br \/>\n<strong>Da cosa deriva il DA?<\/strong><br \/>\nCome molti disturbi psichiatrici ha un&#8217;origine complessa, in cui molti fattori possono avere un peso. Fattori genetici e neurobiologici, deficit neuropsicologici e esperienze psicologiche possono influenzarsi reciprocamente e agire come fattori modulanti la sintomatologia.<\/p>\n<h3><strong>L&#8217;intervento clinico<\/strong><\/h3>\n<p>Dopo un accurato assessment e un intervento sulla motivazione alla cura, per via del fatto che il comportamento di accumulo non viene vissuto come problematico da parte di chi ne soffre, il trattamento di elezione \u00e8 un approccio cognitivo-comportamentale in cui promuovere la crescita di alcune abilit\u00e0 neuropsicologiche e ristrutturare alcune convinzioni disfunzionali che possono favorire l\u2019insorgere e il mantenimento del disturbo. Vi sono evidenze di<strong> efficacia dell&#8217;utilit\u00e0 di abbinare a una psicoterapia &#8211; individuale o di gruppo &#8211; un trattamento farmacologico<\/strong> con la venlafaxina, un SSRI.<\/p>\n<p>Ritornando a Marie, tutti noi tendiamo a fare fatica a buttare un oggetto perch\u00e9 \u00e8 ancora utilizzabile, perch\u00e9 pu\u00f2 contenere informazioni utili, perch\u00e9 \u00e8 unico o raro e perch\u00e9 \u00e8 pieno di ricordi.<br \/>\nLe persone con un DA risultano essere dotati di una spiccata abilit\u00e0 nel cogliere dettagli: l&#8217;aumentata capacit\u00e0 di percepire e ricordare dettagli rende pi\u00f9 sensibili a sperimentare l&#8217;unicit\u00e0 (e l&#8217;insostuibilit\u00e0) di un oggetto e contribuisce a generare un carico affettivo da cui pu\u00f2 essere pi\u00f9 difficile separarsi.<br \/>\nA ci\u00f2 si accompagna una maggiore difficolt\u00e0 nel mantenere una visione d&#8217;insieme e nel categorizzare gli oggetti, riflettendo ad esempio sulle caratteristiche salienti o raggruppandoli in base a caratteristiche condivise. L&#8217;aumento dello stress percepito in compiti di categorizzazione crea dei meccanismi di evitamento: decidere cosa tenere e cosa buttare \u00e8 esso stesso un compito di categorizzazione, che viene evitato perch\u00e9 stressante.<br \/>\nA ci\u00f2 si accompagnano credenze specifiche su deficit di memoria, unite a credenze su conseguenze nefaste del non ricordare, che favoriscono il mantenimento di supporti esterni di memoria, quali documenti, libri, riviste.<br \/>\nNel trattamento proposto da Frost e Steketee si agisce inoltre su quei processi e su quei meccanismi mentali che sono responsabili del mantenimento dell&#8217;accumulo. Evidenziamo, riprendendo un interessante lavoro di Claudia Perdighe e Francesco Mancini, quattro di questi meccanismi. L<strong>&#8216;attaccamento emotivo<\/strong>, inteso come una speciale connessione affettiva con gli oggetti: buttare implica un disinteresse verso gli oggetti e verso tutti i significati ad essi connessi. La <strong>responsabilit\u00e0<\/strong>, cio\u00e8 la tendenza a vedere una speciale opportunit\u00e0 o utilit\u00e0 potenziale in ogni oggetto: buttare significa essere persone superficiali che non danno il giusto valore alle cose. La <strong>memori<\/strong>a, intesa come desiderio di preservare il tempo vissuto: l&#8217;oggetto porta con s\u00e8 il desiderio di cristallizzarlo. Il <strong>controllo<\/strong>, connesso al senso di sicurezza nel tenere gli oggetti in un dato luogo e ordine.<br \/>\nCome potete vedere, sono modalit\u00e0 che tutti noi sperimentiamo nel rapporto con gli oggetti a noi pi\u00f9 cari. Il disturbo nasce dal fatto che questa modalit\u00e0 venga adottata con un numero eccessivo di oggetti.<\/p>\n<h3><strong>Marie<\/strong><\/h3>\n<p>E Marie Kondo? Torniamo a lei e all&#8217;inizio del nostro viaggio.<br \/>\nMarie con il suo libro estende a tutti noi la possibilit\u00e0 di riflettere sul rapporto che abbiamo con le cose per cambiare il nostro modo di pensare e il proprio stile di vita.<br \/>\nPropone un <strong>metodo radicale, in cui il mettere in ordine vuol dire confrontarsi con la possibilit\u00e0 di buttare ogni oggetto attorno a noi<\/strong>. Questo ci confronta con la possibilit\u00e0 di tornare in contatto con quelle parti emotive, con quei ricordi, con tutti quei frammenti di vita depositati negli oggetti. Scegliere di tenere qualcosa, cos\u00ec come scegliere di buttare qualcosa, vuol dire riflettere sui propri bisogni nell\u2019attualit\u00e0, sul modo in cui rimaniamo legati a oggetti. Vuol dire creare u<strong>na gerarchia d\u2019importanza delle cose, e del significato che hanno per noi<\/strong>. Vuol dire prenderci un tempo per riflettere su cosa vogliamo diventare, cosa amiamo e a fidarci delle nostre sensazioni. Vuol dire <strong>imparare non solo ad aggiungere ma anche a togliere<\/strong>, prendendoci la responsabilit\u00e0 di farlo e rinunciando a mantenere un&#8217;apparente sicurezza a noi esterna, depositata in oggetti che la contengono. Lasciando andare ci\u00f2 che ha fatto il suo corso ci concentriamo sul qui e ora.<br \/>\nMarie parte da un presupposto interessante: che nessuno ci ha mai insegnato al riordino, e che in questo siamo tutti autodidatti. Questo \u00e8 estremamente vero, e si riferisce sia alle cose, sia ai ricordi che ai pensieri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riordino, una parola che ha portato al successo Marie Kondo. 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